Mostre in corso

2019 Palazzo Stella


PARATISSIMA ART FAIR TORINO 2018

Cerco spazi capaci di ospitare il mio bisogno di raccoglimento.

Allora, ciò che può apparire fatiscente e desolato mi ricorda il passare del tempo, che modella, logora, sfigura superfici e oggetti, perché nulla è immutabile.

Anche l’attesa segna il fluire del tempo come una porta in procinto di aprirsi oppure di chiudersi, o come una sedia, vuota dopo essere stata lasciata o per ricevere nuovi astanti sconosciuti.

Della presenza umana appaiono solo tracce in ambienti apparentemente chiusi, perché la luce, anche quando la sua fonte è nascosta, riesce sempre ad aprirsi un varco rivelando guasti, crepe simili a cicatrici, ma pure forme e colori, quasi avesse il potere di restituire bellezza ed armonia alle contraddizioni sedimentate nei recessi dell’anima.



INTERIORS

Gli interni di Salvatore Cocca rassicurano e rendono inquieti al tempo stesso. Vecchie sedie, rubinetti che non si usano più, muri e porte che hanno visto molte generazioni. Colori solari. C’è aria di famiglia. Ma dopo un istante, ci accorgiamo che gli ambienti sono spogli e silenziosi. Che questi interni sono in realtà “paesaggi” e i pochi oggetti presenti – di quelli che normalmente sono

considerati sfondo o accessori - sono diventati enigmatici protagonisti, soli come pianeti nello spazio. Guardando ancora, ecco un muro sfuggente o un angolo o una porta socchiusa che alludono ad un “di là”, un altro ambiente, uno spazio ignoto, percepibile ma non descritto, vicinissimo ma inattingibile. E’ il dubbio che si insinua nell’ordine geometrico e lo scompagina.

Come fanno del resto altri dettagli: una crepa nel muro, una mattonella leggermente fuori posto.

Guardando questi lavori di Cocca viene in mente Edward Hopper, pittore del silenzio e della solitudine, se non fosse che qui la presenza umana – almeno direttamente - non c’è. E questo non attenua ma acuisce in chi osserva una sottile sensazione di malinconia senza uscita. Ma alla fine gli interni di Cocca ci restituiscono serenità. Forse perché quegli spazi domestici vuoti sono come

specchi nei quali troviamo le parti in ombra di noi stessi e questo non può che avere un effetto catartico. Ed è, a mio avviso, in questa capacità di sintonia non banale con l’osservatore, oltre che nella loro indubbia qualità tecnica, il profondo valore di questi dipinti.

 

Recensione di Franco Torriero.



mostra all'Espace

Ho voluto intitolare la mostra di pittura che si svolge al teatro Espace con questo aforisma di Alda Merini .

 

Le due espressioni artistiche del ballo e della pittura sono permeate di abbracci, fondamentale strumento di comunicazione.

Per me è un abbraccio metaforico lo sguardo di chi osserva i miei lavori.

Nel tango è il preludio di ogni passo.

 

Pablo Neruda scriveva:

“Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?

Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere

e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona .”

The title of the painting exhibition was an aphorism by the poet Alda Merini.

 

The two artistic expressions, dancing and painting are permeated by hugs, fundamental for the communication.

For me it is a metaphorical embrace of the look of who look at my work.

In tango is the prelude of every step.


mostra all'Antica corniceria della Ditta Dosio

La mostra di Salvatore Cocca, ospitata dall’Antica corniceria della Ditta Dosio, dimostra come un luogo che evoca il passato sappia accogliere il lavoro dei giovani artisti ed esaltare l’arte contemporanea.

Come in una sequenza musicale, le nostre giornate fluttuano in una successione di suoni, movimenti rapidi o lenti, forti e deboli, che non avrebbero alcuna compiutezza se non si intrecciassero ai silenzi delle pause. A questa alternanza alludono i gruppi di opere esposte in questo spazio, un ambiente avvolgente, aperto alla strada e al suo movimento, eppure permeato dalla suggestione che solo i luoghi con una storia sanno custodire.

Osservando le opere del giovane pittore torinese si parte dai toni forti, dalle cromie accese dei passi di danza e dei selfie per approdare, seguendo il filo tracciato da alcuni versi, alle tonalità smorzate di stanze vuote, scenari irreali dove solo alcune porte si lasciano aprire.

A cura di Afrodite Oikonomidou



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