Salvatore Cocca - PORTRAITS Gallery

Se il ritratto aveva uno scopo soprattutto celebrativo,  l’autoritratto si poneva obiettivi più ambiziosi: lasciare memoria di sé senza rinunciare all’indagine introspettiva. La perizia e la sensibilità dell’artista svelavano attraverso le forme, i colori, i giochi chiaroscurali,  le pieghe nascoste dell’animo umano, inoltrandosi in territori che la psicoanalisi esplorerà ben più tardi con altri strumenti. L’autoritratto diventava così un atto di disvelamento a sé e agli altri.

E i selfie? Hanno intenti così coraggiosi? Vogliono indagare o mirano solo a ostentare? Quanto sono un espediente per attirare l’attenzione e quanto, invece, aiutano a capire chi siamo o come vorremmo diventare? Sono queste le domande che mi pongo osservando gli innumerevoli selfie che scorrono sui social media. Per questo ho voluto riprodurli, usando gli stessi strumenti della pittura tradizionale, quella che rende la mano mezzo insostituibile per restituire quanto gli occhi scorgono e la mente elabora.

I selfie usano l’enorme potere comunicativo dei social media ed offrono la possibilità di costruire una narrazione di sé, non si sa quanto fedele alla realtà. Allora mi chiedo se questi scatti, osservati con lo stesso sguardo scrutatore con cui gli artisti rappresentano sé e il mondo, possono, al di là delle intenzioni dei loro autori, rivelare ciò che ancora oggi non sappiamo se desideriamo scoprire o nascondere a noi stessi e agli altri.


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