Cerco spazi capaci di ospitare il mio bisogno di raccoglimento.

Allora, ciò che può apparire fatiscente e desolato mi ricorda il passare del tempo, che modella, logora, sfigura superfici e oggetti, perché nulla è immutabile.

Anche l’attesa segna il fluire del tempo come una porta in procinto di aprirsi oppure di chiudersi, o come una sedia, vuota dopo essere stata lasciata o per ricevere nuovi astanti sconosciuti.

Della presenza umana appaiono solo tracce in ambienti apparentemente chiusi, perché la luce, anche quando la sua fonte è nascosta, riesce sempre ad aprirsi un varco rivelando guasti, crepe simili a cicatrici, ma pure forme e colori, quasi avesse il potere di restituire bellezza ed armonia alle contraddizioni sedimentate nei recessi dell’anima.

I search places for my need of recollection.

What appear to me crumbling and desolate reminds me the passing of time, because nothing is immutable.

Even the waiting marks the flow of time, like a door that are opening or closing, or like a chair, empty after being left.

About the human presence appears only traces in apparently closed rooms, because the light, even its source is hidden, manages to open always a breach revealing cracks similar to scars, but also shapes and colors, as if it had the power to restore beauty and harmony to the contradictions sedimented in the recesses of the soul.